Lavori pubblici. Le proposte degli architetti per semplificazione e centralità del progetto.

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Lavori pubblici.
Le proposte degli architetti per una efficace semplificazione dei lavori pubblici e per il rilancio della centralità del progetto.

Si è svolto oggi, 28 ottobre 2020, il Convegno “Semplificare i Lavori Pubblici, rilanciando la centralità del progetto”, organizzato dal Consiglio Nazionale degli Architetti PPC. 
L’iniziativa aveva lo scopo di far emergere delle proposte concrete al c.d. Decreto semplificazioni, attraverso un confronto con i rappresentanti dei principali attori del comparto (Cresme, Agenzia del Demanio, ANCE, ANCI, ITACA, del Consiglio di Stato..)
Le tre proposte più importanti si possono così riassumere:
Semplificare l’intero iter di esecuzione delle opere pubbliche, dalla programmazione al collaudo;
puntare sul concorso di progettazione a due gradi, quale strumento per garantire la qualità delle opere pubbliche e la riduzione dei tempi per acquisire il progetto esecutivo;
costituire un fondo di rotazione per finanziare gli affidamenti di servizi di architettura e ingegneria ai liberi professionisti.

In apertura dei lavori, in un video messaggio, la ministra delle Infrastrutture e dei Trasporti Paola De Micheli ha ricordato che “il ruolo della qualità dei progetti sarà determinante per la qualità della sicurezza e dell’impatto ambientale e architettonico delle infrastrutture” sottolineando come “sulle questioni del tessuto urbano sia stato previsto per il 2020, prima del Covid-19, un piano di rinascita urbana – finanziato con 850 milioni di euro e per il quale abbiamo chiesto ulteriori finanziamenti nell’ambito del recovery fund – che prevede un poderoso intervento nelle città sopra i 60 mila abitanti.”
Il dibattito che ne è seguito anche alla Tavola rotonda, è stato alimentato da un documento programmatico, con il quale il CNAPPC ha evidenziato i limiti del decreto semplificazioni (DL 76/2020), varato dal governo lo scorso mese di luglio. Il provvedimento, convertito in legge 120/2020, ha infatti riservato lo snellimento delle procedure quasi esclusivamente agli affidamenti, sottovalutando le criticità che rallentano tutte le altre fasi di esecuzione delle opere pubbliche.
Con lo stesso documento, gli architetti hanno proposto un secondo decreto legge, finalizzato a promuovere la semplificazione dell’intero iter di esecuzione delle opere pubbliche. Lo scopo è di puntare ad un pacchetto di emendamenti al codice dei contratti per lo snellimento delle procedure nelle fasi di programmazione, verifica del progetto e collaudo dei lavori di importo inferiore alle soglie comunitarie. Gli emendamenti proposti sono finalizzati anche al rilancio del concorso di progettazione a due gradi, quale migliore strumento per garantire la qualità delle opere pubbliche e per ridurre i tempi per acquisire il progetto esecutivo delle opere di architettura. Ed ancora, alla possibilità, per le stazioni appaltanti, di accorpare il progetto definito a quello esecutivo.
Infine. gli architetti hanno proposto – al di là degli emendamenti al codice dei contratti – la costituzione di un fondo di rotazione per finanziare gli affidamenti di servizi di architettura e ingegneria ai liberi professionisti che  impegni, per la fase di start-up, risorse dello Stato per almeno 50 milioni di euro.

Per il Presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti Giuseppe Cappochin “quello che manca all’Italia è una visione complessiva di dove vuole andare il paese. L’Europa ci chiede un progetto di futuro del Paese, che non può prescindere da un progetto di qualità delle singole città”; “Ribadiamo l’importanza della qualità del progetto dell’opera pubblica, che genera plus valore e mette in moto l’economia”.

“Siamo ben consapevoli – ha aggiunto il Vicepresidente Rino La Mendola – che la semplificazione è efficace solo se coniugata con la qualità del progetto; non servirebbe infatti a nulla accelerare le procedure di affidamento se poi i lavori dovessero essere bloccati in corso d’opera per la necessità di introdurre delle varianti, indispensabili per colmare le lacune progettuali. Ecco perché proponiamo una serie di nuovi emendamenti al codice dei contratti per un organico snellimento delle procedure, purché venga contestualmente garantita la centralità del progetto”.

Nel corso dell’evento, è stato presentato il nuovo Osservatorio Nazionale sui Servizi di Architettura e Ingegneria, ONSAI 2020 che, nascendo sull’impianto del precedente ONSAI 2017 e dalla collaborazione tra CNAPPC e CRESME, estende le attività di monitoraggio ai bandi pubblicati dalle stazioni appaltanti sull’intero territorio nazionale. L’osservatorio ha l’obiettivo di verificare, attraverso l’uso di un’apposita check-list, la compatibilità alle norme vigenti, delle procedure relative a concorsi e ad affidamenti di servizi di architettura e ingegneria adottate sul territorio nazionale. I dati censiti dall’Osservatorio vengono acquisiti dal sistema ordinistico per valutare le criticità che si ripetono con maggiore frequenza sul territorio nazionale e per proporre, alle istituzioni competenti, le soluzioni per il loro superamento. In particolare, i dati raccolti sino allo scorso mese di settembre sono stati descritti dal Direttore del Cresme Lorenzo Bellicini, nel corso dell’intervento che ha preceduto la tavola rotonda, con un report che ha delineato le condizioni attuali del mercato dei lavori pubblici.

Nel suo intervento il Sottosegretario al MIT, Salvatore Margiotta, in chiusura dei lavori, ha assunto l’impegno affinchè il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici esprima finalmente il proprio parere sulle Linee Guida sulla qualità dell’architettura e ad una partecipazione attiva degli architetti al Tavolo di confronto con il mondo delle costruzioni sulla rigenerazione urbana e i subappalti. Ciò anche per garantire la tutela dei centri storici e la possibilità di veder rigenerate, dentro le città, le aree che stanno diventando urbanisticamente degradate.

QUI  i dati ONSAI 2020.

 

(fonte: CNAPPC)

 

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