Restauro dei beni culturali: tutela del patrimonio e sicurezza dei lavoratori.

restauro beni culturali e tutela dei lavoratori

Le attività di restauro dei beni culturali: pericoli e misure di tutela dei lavoratori.
Documento a cura di INAIL.

Le attività di restauro dei beni culturali si svolgono su materiali e in contesti molto diversi, esponendo gli operatori a rischi complessi e spesso difficili da circoscrivere.
Una pubblicazione del Dipartimento innovazioni tecnologiche e sicurezza degli impianti, prodotti e insediamenti antropici dell’Inail (Dit)  mette in luce i pericoli biologici e chimici più rilevanti e indica le principali misure di tutela dei lavoratori del comparto.

La pubblicazione si focalizza anche sulla formazione specialistica, innovazione di prodotto e di processo e corretta organizzazione del lavoro.

I principali focus.
La complessità del settore.
Il restauro dei beni culturali rappresenta un’attività fondamentale per la conservazione e la trasmissione del patrimonio storico-artistico italiano. Come definito dal Codice dei beni culturali e del paesaggio, il restauro è un intervento diretto sul bene, finalizzato sia alla sua integrità materiale sia alla tutela e trasmissione dei suoi valori culturali. Gli operatori del settore intervengono su opere e manufatti estremamente eterogenei: edifici storici, reperti archeologici, dipinti, mosaici, materiali lapidei, lignei, cartacei e tessili. Questa varietà implica contesti di lavoro differenti – indoor, outdoor o misti – e una molteplicità di rischi che rendono essenziale una pianificazione accurata delle fasi operative e una stretta collaborazione tra le diverse figure professionali coinvolte.

Pericoli e rischi.
Gran parte di pericoli per chi opera nel settore, è di natura biologica. Molti materiali oggetto di restauro, come carta, legno, tessuti, pigmenti organici e intonaci, costituiscono substrati ideali per la crescita di microrganismi. Batteri, alghe e microfunghi di origine naturale possono causare il cosiddetto biodeterioramento, compromettendo l’integrità fisica ed estetica delle opere. La presenza di biofilm, ossia un’aggregazione complessa di microrganismi che si forma sulla superficie dei beni in questione, soprattutto nei contesti outdoor, amplifica il degrado e rende più difficili gli interventi di risanamento. In questo ambito si inserisce il biorestauro, una pratica innovativa che utilizza microrganismi ed enzimi selezionati per la pulitura e il consolidamento delle opere, offrendo vantaggi in termini di minore invasività e maggiore sostenibilità. La tecnica richiede però un’attenta valutazione dei rischi per i lavoratori, soprattutto nei casi in cui l’opera su cui intervenire sia ubicata in ambienti esterni naturali. Quì, infatti, l’ampia varietà di organismi viventi presenti può, potenzialmente, includere anche agenti pericolosi per la salute umana.

Non meno trascurabili sono i rischi chimici. Le attività di restauro prevedono l’uso diffuso di sostanze e miscele chimiche: solventi, vernici, resine, biocidi, adesivi e consolidanti. Molti di questi prodotti contengono composti organici volatili, metalli pesanti o altre sostanze pericolose, con potenziali effetti sulla salute per inalazione o contatto cutaneo. Le criticità aumentano quando gli interventi devono essere eseguiti in loco, senza adeguati sistemi di ventilazione. Il focus dell’Inail sottolinea l’importanza di una corretta identificazione delle sostanze secondo la normativa europea (Regolamento CLP) e dell’adozione di misure tecniche e organizzative adeguate, come la ventilazione, l’uso di dispositivi di protezione individuale e la riduzione dei tempi di esposizione.

Prevenzione, innovazione e formazione.
Accanto alle misure tecniche, assume un ruolo centrale l’innovazione, sia di prodotto sia di processo. La sostituzione di sostanze pericolose con alternative meno tossiche e più sostenibili – come vernici a base acquosa, consolidanti inorganici o materiali di origine naturale – rappresenta una strategia chiave di prevenzione. Allo stesso tempo, l’innovazione di processo, come nel biorestauro effettuato tramite microrganismi naturali non pericolosi per l’uomo, o nel restauro “green” dei materiali cartacei, contribuisce a ridurre l’impatto sulla salute e sull’ambiente. Fondamentali restano anche le misure organizzative: informazione e formazione specifica degli operatori, fin dalla definizione dei profili professionali, sono essenziali per garantire la sicurezza dei lavoratori e la qualità degli interventi su un patrimonio di valore inestimabile.

A corredo del documento, tre utili Tabelle:

Tabella 1– Attività di biorestauro in ambienti outdoor e indoor: potenziali pericoli, modalità di esposizione e relative principali misure di contenimento.

Tabella 2 – Principali agenti chimici e relative modalità di utilizzo nelle attività di restauro.

Tabella 3 – Principali misure di contenimento dell’esposizione a sostanze pericolose.

Scarica di seguito il documento.

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